Dal Passato per il futuro

 

SOMMATINO OGGI

Sommatino è un centro agricolo della provincia di Caltanissetta da cui dista Km 25. Sommatino non conserva, come altri centri della ‘Sicilia più fortunati veri tesori artistici; non può vantare resti archeologici della Civiltà Greca o Romana. Incerte le sue origini e inesistenti le vestigia storiche della sua fondazione. Sino agli anni sessanta poteva essere definito «il paese dello zolfo». Ma della miniera parleremo alla fine. Il centro storico del paese è collocato attorno all’antico palazzo dei Principi di Trabia. Le vecchie costruzioni, addossate l’una all’altra, presentano quasi tutte un cortile (il tipico bagliu siciliano) da dove si dipartono le scale con la ringhiera in muratura che danno accesso all’interno delle abitazioni. Strette e ripide le stradine di questa parte del paese. Lungo il Corso Umberto si snodano i negozi principali, i caffè più frequentati, le sedi delle banche, il palazzo del Municipio, la Chiesa Madre. Punto ideale di ritrovo, il Corso è sempre affollato da giovani cha sostano sui marciapiedi, da persone che discutono a gruppi o che passeggiano placidamente. Per chi abbia necessità di parlare a un conoscente, di rintracciare una persona, la cosa migliore è quella di sostare per un po’ ‘davanti a uno dei bar del Corso Umberto 99 volte su 100 incontrerà la persone che cerca, perché quasi tutti gli abitanti del paese sono costretti a transitare per il Corso, per svariate ragioni, diverse volte al giorno. Dalla piazza, che è poi uno slargo del Corso, si snoda la via Roma che attraversa il paese sino all’imbocco della strada per Delia. Partendo dalla piazza, sul lato destro della via Roma è ubicata la piccola villa comunale che rappresenta l’unico spazio verde esistente all’interno del paese. Recentemente è stata iniziata la costruzione del nuovo ufficio postale e della nuova sede municipale.

NOTIZIE STORICHE

Abbiamo già detto che sono incerte le origini di Sommatino, e sino ad oggi non è stato intrapreso un serio, completo studio e una ricerca qualificata sulla sua nascita e sviluppo nei secoli. Il Vito Amico è ed è stato l’Autore notoriamente più saccheggiato! Per cui preferiamo riportare tutto ciò che scrive nel suo Lexicon topografzcum Sicdzae. Sommatino. Lat. Summatznum. Sic. Summatinu [V(alle) M(azara)] Paese nella diocesi di Girgenti e nella comarca di Naro, alla destra ripa dell’Imera meridionale ossia del fiume Salso, insignito dell’onore di contea dall’anno 1625. Si di-ce aversi avuto origine dopo la metà del secolo XIV nel territorio dello stesso nome, in un terreno un poco declive ad oriente e mezzogiorno. La chiesa parrocchiale intitolata a s. Barbara v. e m., come precipua patrona del paese, sotto un vicario del vescovo che ha la cura delle anime, riconosce filiali altre quattro chiese. Il convento di s. Maria di Gesù de’ minori osservanti, fondato nel 1637, dopo pochi anni decadde avendolo i monaci abbandonato, e conservane quel luogo il solo nome. Tenne intanto quel territorio la nobilissima famiglia Tagliavia sino all’anno 1456, in cui Antonia figliuola ed erede di Salvatore Tagliavuz diedelo al marito Gerlando del Porto cavaliere palermitano, il quale perciò fu detto barone di Sommatino, per dritto della moglie. Nacque da costoro Salvatore Il, donde Gerlàndo iuniore, il quale menando in moglie Costanza del Brando, divenne signore di Bigeni; il loro figliolo Andrea fu genitore di Gastone cav. di s. Giacomo e padre di Mariano, che fiori verso il fine del secolo XVI. Gaspare del Porto Isfar e Corilles nato da Mariano, divenne primo conte di Sommatino consentendo Filippo IV, ma defunto senza prole, succedettegli la sorella Vittoria maritata a Matteo Lucchesi signore di Camastra, donde Giacomo, la di cui unica figliuola ed erede, data in moglie a Giovanni Ottavio Lancia principe di Trabia, trasmise nella famiglia di lui altrove mentovata la signoria di Sommatino. Hanno i signori il dritto della spada, occupano il XXIII posto nel generai parlamento del regno, ed eligono i magistrati. Sta il paese in 370 e 20’ di lat. e 370 40’ di long. Ampio e fecondo ne è il territorio. Contaronsi nel 1595 226 case 702 abitatori, .indi 239 fuochi 922 anime nel 1652, e finalmente nel nostro tempo 282 case 1086 terrieri, cresciuti di recente a 1398». Della principessa Giovanna si ha uno specifico riferimento alla sua morte, riportata dall’arciprete Paterno: La principessa Giovanna morì in Sommatino nel 1673. Nei registri della Chiesa madre è trascritto il seguente atto di’morte: «A 23 Aprilli (1673) Donna Gioanna Lanza moglie di Don Ottaviu Lanza prencipe della Trabia n.ra Padrona. Ricevuti li SS. Sacra. si morsi di anni 63 in circa. Fue trasportato il suo Corpu in Mussomeli. Con quattrocento cavalli e vinti sacerdoti e dudici clerici con pianto Grandi». Altre notizie su Sommatino sono limitate, Gravina scrive:

SOMMATINO (comune) - È situato vicino la rja del fiume SaLo; fu proprietà della stirpe Lanza dei Principi di Trabia; anco all’epoca del re Martino il Giovane esisteva, quale possessione della famiglia Tagliavia. Dipende dalla provincia, circondano, tribunale, assise, diocesi, agenzia delle imposte di Caltanissetta, appello, cassazione di Palermo e collegio elettorale di Serradifalco. Tiene unica parrocchia dedicata a s. Pietro apostolo, due chiese minon, pretura, registro, demanio, stazione di reali carabinieri, posta, telegrafo, scuole elementari maschili e femminili di corso completo, una serale, casino di civili, circolo operaio, vie rette e larghe piazze illuminate a petrolio, graziosi fabbricati e mediocri negozi. Nei giorni 19 e 20 agosto ha luogo una fiera di bestiame e tessuti: esporta grano, orzo, olio, vino e zolfo di ottima qualità. La sua popolazione ammonta a 1988. Lo stemma è quello di Lanza, di cui farò cenno, sopra corona di comune più di 3000 abitanti.

BENI CULTURALI

Pochi i beni culturali di Sommatino. L’azione distruttiva del tempo e l’incuria degli uomini hanno cancellato, quasi del tutto, le testimonianze del passato. Si porta ora a conoscenza dei lettori quanto il tempo e gli uomini hanno risparmiato.

 

OPERE DI ARCHITETTURA, PITTURA, SCULTURA.

Palazzo dei Principi di Trabia

Posto al centro dell’antica Sommatino. Nessun documento scritto è stato possibile recepire sulle origini di questo palazzo. Osservandolo sembra che all’antico nucleo centrale sia stato aggiunto, in epoca successiva, un secondo corpo di case più esterno. Il muro dell’ingresso secondario incorpora due colonne certamente preesistenti alla costruzione del muro stesso. Probabilmente questo lato dava accesso ad un ampio cortile: il tipico bagliu siciliano. All’interno poco o nulla è rimasto dell’antico splendore. Sparsi per le stanze si trovano diversi volumi e libri contabili che richiedono un’attenta analisi prima di potersi pronunciare sul loro valore storico-culturale.Il palazzo è attualmente disabitato e mostra i segni della rovina e dell’abbandono.

Torre Civica

Posta accanto al palazzo del Principe di Trabia. Ricostruita sulle rovine di un’antica torre di avvistamento, proprio al centro della vasta Contea. Domina l’antico feudo di Kmq 34,68 pari a circa 1900 salme. Visibile da quasi tutto il territorio che si estende tra i fiumi Salso e Gibbesi. In piazza Cairoli sorge un antico palazzo patrizio edificato [o restaurato?] ai primi del ‘900 in stile Liberty, su preesistenti magazzini del Principe Lanza di Trabia. La facciata, pur danneggiata dal tempo e dall’incuria degli uomini, conserva una certa solennità. La parte centrale è sormontata da un sopraelevazione che richiama vaga mente la forma di un tempio. Al centro di detta sopraelevazione si nota un fregio circolare che probabilmente sosteneva lo stemma di famiglia. Sotto l’architrave, finemente scolpito, si intravedono i resti dipinti di un motivo ornamentale. Le finestre sono decorate con altorilievi. Le entrate laterali sono sostituite da funzionali ma poco estetiche saracinesche moderne. L’ingresso centrale conserva la primitiva architettura con un vecchio portone in legno. Sopra al portone, al centro di una decorazione in ferro battuto si leggono le iniziali A. N.

Palazzo sito all’angolo di via Girgenti

All’angolo di via Girgenti sorge un imponente palazzo in pietra viva. La mescolanza di stili testimonia chiaramente la vetustà della costruzione e dei successivi adattamenti che ha subito nel corso del tempo. Anche questa costruzione è sorta su antichi magazzini del Principe Lanza di Trabia.Ai primi del ‘900 i magazzini vennero acquistati da un cugino del Barone Chinnici, sposato con una discendente della nobile famiglia dei Sammartino. Il nuovo proprietario elevò la costruzione di altri due piani. La facciata ovest è chiaramente rifatta perché adibita a civile abitazione. La più antica è la facciata Sud. Notevoli i balconi in ferro battuto e le grate delle finestre costruite secondo la tecnica della fusione. La tradizione parla dell’esistenza di sotterranei e passaggi segreti collegati con l’antica dimora dei Trabia. Essendo il palazzo chiuso da tempo, non è stato possibile verificare questa credenza popolare.

Via Regina Margherita: portale e vecchio portone

Portale ad arco che dimostra palesamente la presenza arabi nella nostra cultura. Dà accesso ad un cortile, il tipico bagliu siciliano. Oasi di raccoglimento nella confusione del traffico moderno. A fianco, immagine di uno splendore ormai tramontato, troneggia il vecchio portone riccamente lavorato.

PITTURA

Sulla volta della Chiesa Madre, la cui erezione risale all’anno 1789, grazie alla munificenza dei principi di Trabia, si trovano sei quadroni di tela, dipinti da Domenico Provenzani e fratello, da Palma di Montechiaro. Rappresentano a partire dal Coro:

Adamo ed Eva dopo la caduta (per oblazione del Sig. Incria e Boscarini);

Il sacrificio di Isacco (per oblazione di Luigi Parrinello e figlio);

Gesù scaccia i mercanti (per oblazione del Sig. Calabria e moglie);

Gesù nell’orto (per oblazione di Calogero Parrinello e moglie);

L’o bolo della vedova (per cooperazione dei zolfatai della Trabia);

Gesù che placa le acque (per oblazione del Sig. Burgio Paolo);

Ogni quadro, oltre al nome dei donatori, porta la data del 1869. 

 

Quadro di San Francesco in estasi

Questo dipinto è attribuito a Pietro Novelli. Rappfesenta il Santo in estasi, sostenuto da due Angeli.È l’unica testimonianza esistente dell’antichissima chiesa di San Francesco situata, probabilmente, nella località che ancora oggi porta questo nome. (San Francì). Si trova nei locali del Seminario Vescovile di Caltanissetta.

S. Antonio Abate

Nella chiesa di S. Antonio Abate costruita con le pietre dell’antica Chiesa di S. Barbara, a cura dell’Ing. Volpes amministratore del Principe di Trabia, è custodito un quadro raffigurante S. Antonio Abate. Sconosciuti l’autore e l’epoca.

Affresco

Sul soffitto dell’antica casa dei Candura sita nel Corso Umberto è posto un affresco rappresentante una delicata scena campestre. Fa parte di una decorazione che ricopre tutto il soffitto. L’affresco rivela la tecnica un po’ ingentiva dell’artista. È una testimonianza del lavoro artigiano, quando l’artista non ancora schiacciato dalla catena ti montaggio, poteva esprimere liberamente se stesso. Opera di Gaetano Melilli nativo di Naro (AG). Emigrato in America, da giovane, si perfezionò nel mestiere, ritornato quindi al paese natio, si stabilì successivamente a Sommatino dove mise su famiglia sposando una donna del luogo.

 

Pittura sul soffitto della Chiesa Madrice

Quadro dipinto sulla volta della chiesa Madrice, a sinistra dell’ingresso. Rappresenta la decapitazione di Marina santa, martire di Antiochia di Pisidia meglio conosciuta dalla tradizione col nome di Santa Margherita.Al momento attuale nulla è dato sapere sull’autore del quadro e sulla data dell’esecuzione dell’opera.

SCULTURA

Statua della Madonna dell’Itria

Rappresenta la Madonna col Bambino sostenuta da due Monaci. È l’unica testimonianza esistente dell’antica Chiesa dell’Itria, Madrice di Sommatino sino al 1789. Quando nel 1892 la Chiesa dell’Itria fu interdetta, la statua venne collocata nella cappella del coro della nuova Madrice. Esposta al culto sino a non molti anni addietro, attualmente è custodita nei locali attigui alla chiesa Madrice.

Statua di Santa Barbara

Popolarmente chiamata «Santa Barbaredda» è l’unica testimonianza rimasta dell’antichissima chiesa di Santa Barbara in contrada omonima. La chiesa subì una progressiva degradazione e la statua, su consiglio dei P.P. Liguorini in missione spirituale a Sommatino, fu trasportata nella attuale chiesa Madrice. Essendo nel 1810 arciprete di Sommatino Don Filippo Vaccaro da Prizzi, la statua fu rimodellata e trasformata in effige di Santa Lucia. È collocata nella terza cappella, a destra dell’entrata, nell’attuale chiesa Madrice.